Colore.

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I colori, così come sono percepiti dai nostri occhi, sono il risultato di un complesso processo nel quale ha un ruolo fondamentale la luce del sole. La luce solare ci sembra perfettamente bianca, in realtà è data dalla mescolanza di raggi di luce di tanti colori diversi. Questo fatto è stato dimostrato tramite un famoso esperimento da Isaac Newton, grande fisico e matematico inglese.
Newton fece passare attraverso un prisma di cristallo un fascio di luce bianca: all’uscita dalla faccia opposta del prisma il fascio risultava scomposto in sette colori distribuiti in questa successione: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e viola. Newton chiamò questo fascio colorato spettro solare ed elaborò la seguente teoria: un raggio di luce che passa da un corpo trasparente (aria) a un altro più denso (prisma di cristallo) subisce una deviazione con angolo proporzionale alla sua lunghezza d’onda. Questo esperimento dimostrò come il raggio solare bianco in realtà fosse composto da tanti raggi di lunghezza d’onda diversa, ognuno dei quali corrispondeva a un determinato colore. La somma di tutti questi raggi aveva come risultante il colore bianco.

Sintesi additiva e sottrattiva.

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Newton inoltre volle isolare tre colori: il rosso, il blu e il verde e si accorse che, combinando diversamente questi tre “colori-luce” primari, si potevano ottenere tutti gli altri colori, attraverso un processo chiamato sintesi additiva. Il fenomeno della scomposizione dei raggi luminosi è visibile anche in natura quando ci troviamo davanti ad un arcobaleno. In questo caso sono le minutissime gocce d’acqua sospese nell’atmosfera a comportarsi come il prisma di cristallo e a scomporre i raggi del sole nei diversi colori dello spettro. Anche nei colori pigmento esistono dei primari: colori che non è possibile ottenere per combinazione di altri, ma che al contrario sono alla base di tutti gli altri colori. Questo processo di composizione del colore si chiama sintesi sottrattiva e ha come primari i colori giallo, magenta e ciano. Sono chiamati invece secondari quei colori che si ottengono dalla combinazione, a coppie, dei primari: l’arancio (giallo+magenta), il verde (giallo+ciano), il viola (magenta+ciano). La mescolanza delle luci è una mescolanza additiva, mentre la mescolanza dei pigmenti è sottrattiva.

Itten.

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Johannes Itten, pittore del Bauhaus, ha spiegato gli equilibri cromatici ricorrendo a un cerchio all’interno del quale ha inserito un triangolo equilatero con ai vertici i tre colori primari: blu, rosso e giallo.
Tra il giallo e il rosso ha posto il colore derivato dalla loro mescolanza, l’arancione, che ha chiamato secondario, così come i colori che si ottengono dal giallo e dal blu (verde) e dal blu e dal rosso (viola). Inserendo anche questi colori nel cerchio e congiungendoli tra di loro con una linea si ottiene un esagono regolare.
Tra ognuno di questi colori Itten ha quindi inserito il loro derivato e così via fino a ottenere una scala cromatica comprendente tutti i colori. I tre colori primari si trovano ai vertici del triangolo e sono in equilibrio cromatico. Ma sono in equilibrio cromatico anche tutti quei colori che si trovano all’estremità di questo triangolo comunque esso venga ruotato all’interno del cerchio (gamma triavica).
Anche se inscriviamo un quadrato nel cerchio, alle sue estremità troviamo quattro colori che sono in equilibrio cromatico tra di loro, comunque si ruoti il quadrato (gamma tetravica). I colori che sono in equilibrio fra di loro trasmettono un senso di serenità, invece i colori in contrasto cromatico inducono emozioni tanto più forti quanto maggiore è il loro contrasto. Nella “stella” di Itten, invece, ogni punta presenta sei tonalità dello stesso colore dal chiaro allo scuro. Ogni cerchio concentrico presenta dodici diversi colori, ma con la stessa intensità.

I contrasti di Itten.

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Itten ha inoltre fissato le regole di equilibrio luminoso di una composizione cromatica, definendo sette contrasti:
1. colori puri, ossia primari: Si ha quando si accostano colori al loro massimo grado di purezza, cioè non mescolati. Il contrasto di colori puri è il più semplice da realizzare, in quanto basta a realizzarlo l’accostamento di qualsiasi colore al più alto punto di saturazione. Per creare questo tipo di contrasto sono necessari almeno tre colori nettamente distinti. Mentre si scende con i colori terziari, (arancio, verde e viola) e l’effetto ne risulta indebolito, separandoli con linee bianche o nere riacquistano la loro capacità d’irradiazione;
2. caldo-freddo: è un accostamento di tinte scelte intorno al polo del colore freddo (blu verde) ad altre scelte nel polo del colore caldo (rosso arancio). I colori caldi sono quelli che paragoniamo al fuoco, al calore, al sole, quelli freddi invece li paragoniamo all’inverno, all’acqua fresca, ma anche alla solitudine, all’abbandono, al distacco;
3. chiaro-scuro: Consiste nel giustapporre colori che esprimono diversi valori di luminosità, sia relativi ai toni puri, sia relativi alle mescolanze. Il nero e il bianco rappresentano l’estremo punto di contrasto chiaroscurale, ma fra di essi si sviluppa la gamma dei grigi e dei colori;
4. quantità: è l’equilibrio fra colori più luminosi, impiegati su minore superficie rispetto a quelli meno luminosi, secondo la seguente scala da più luminosi a scendere: giallo 3, arancione 4, rosso e verde 6, blu 8 e viola 9, dove le cifre rappresentano le quantità relative necessarie a equilibrare la luminosità;
5. qualità (chiamato anche di saturazione): Si ha quando si accostano colori della medesima tinta, ma variati in saturazione, è il contrasto fra colori intensi, luminosi e altri smorti, offuscati. E’ una tra le gamme più riconoscibili e che ci permette di usare accenti di colore;
6. complementari: sono accordi di colore scelti fra gli opposti sul disco cromatico, come verde-rosso, giallo- viola, arancio-blu. I colori acquisteranno la maggior brillantezza;
7. simultaneità: Consiste nell’apparizione di un riflesso del colore complementare, dove questo manchi, nell’accostamento di un colore al grigio. Il colore viene percepito diverso a seconda dell’accostamento che gli porremo vicino.

Le tavole di Ishihara.

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Per la rivelazione del daltonismo e delle acromatopsie in genere si usano le Tavole di Ishihara. Sono state create dal dottor Shinobu Ishihara, professore presso l’università di Tokyo.
Il test consiste appunto in una serie di tavole “pseudoisocromatiche” a colori, ognuna delle quali contiene un cerchio di puntini che appaiono randomizzati in colore e dimensioni. All’interno ci sono poi dei punti della stessa cromia che creano un numero facilmente visibile a coloro che hanno una visione dei colori normale, e molto difficile da percepire però per chi ha un difetto nella visione dei colori.
Il test completo è formato da 38 tavole. I difetti nella visione cromatica dipendono da anomalie ereditarie legate ai cromosomi. La forma più leggera è rappresentata dalle anomalie ereditarie recessive. Lo spazio cromatico è ridotto, tuttavia i soggetti riescono a riconoscere quasi tutti i colori. I protanomali ed i deuteranomali hanno dei difetti nel sistema rosso-verde. I tritanomali (rarissimi), hanno difetti nel giallo-blu. Nel caso di dicromatismo, il difetto è molto più netto. I protanopi non vedono i rossi e i deuteranopi non vedono i verdi. I tritanopi (rarissimi anch’essi), non vedono i bluviola. Una completa cecità ai colori (monocromasia) è presente in meno dello 0,01 % della popolazione.

Monitor e stampa.

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Se consideriamo che la luce del mattino non è come quella di mezzogiorno o del tramonto, comprendiamo quanto sia aleatoria la certezza cromatica.
Il problema di chi stampa i suoi lavori, è che, a volte, è possibile che non si colgano affatto le tonalità su cui il progettista contava per comunicare un significato. Avvertiamo quindi che esistono colori detti fotopici, adatti alla luce piena del sole, e scotopici, impreziositi dalla luce sul far della sera. Anche lo sfondo influenza la visibilità del colore.
Fra le scelte migliori, abbiamo: nero su bianco, verde su bianco, bianco su blu, blu su bianco, nero su giallo. Fra le peggiori, verde su rosso. Il risultato di una stampa può mutare anche al variare del supporto, per esempio la carta patinata offre colori più vivi rispetto alla carta che consente un maggiore assorbimento dell’inchiostro.
Il televisore e i monitor producono 16,7 milioni di colori(a 24 bit, con il sistema RGB, ossia Red, Green, Blue), tuttavia, anche se la maggior parte di questi non è percepita. Sullo schermo nero del monitor, i colori sono prodotti per sintesi additiva, aggiungendo cioè luce al nero col sistema RGB.
Sulla carta bianca, l’immagine stampata è prodotta, invece, attraverso la sintesi sottrattiva (che sottrae luce al bianco) col sistema CMYK (Ciano, Magenta, Yellow, Black). Il passaggio fra i due sistemi comporta qualche problema di fedeltà di riproduzione fra ciò che si vede sul monitor e quanto si vedrà stampato.
Le stampe a colori si ottengono selezionando i tre colori primari, opportunamente retinati, e sovrapponendoli. Il nero serve per dare maggior rilievo all’immagine. Procurandosi una lente d’ingrandimento possiamo osservare la sovrapposizione dei quattro colori in tutte le immagini presenti in un libro. I colori sono utilizzati per:
1. creare emozione e significato;
2. cambiare la percezione dello spazio;
3. cambiare la grandezza apparente;
4. evidenziare similarità o differenze;
5. collegare oggetti separati;
6. attirare l’attenzione;
7. dare importanza ed evidenza.
Un profilo colore (ICC) è un insieme di dati che descrivono, secondo regole e standard promulgate dall’ICC (International color consortium), il modo in cui i colori sono rappresentati numericamente in un determinato spazio dei colori. In particolare, i profili ICC sono comunemente usati per descrivere il modo in cui i colori sono numericamente in dispositivi digitali di input/output di immagini quali fotocamere digitali, scanner, stampanti e display.
Lo scopo del profilo ICC è quello di fornire le regole di trasformazione fra i valori dello spazio colore descritto dal profilo e un determinato spazio colore standard detto “spazio di connessione fra profili” (“Profile Connection Space”, PCS), che secondo le specifiche ICC può essere L*a*b* e CIE XYZ.
Profili del monitor descrivono il modo in cui il colore viene attualmente riprodotto sul monitor. Si tratta del primo tipo di profilo da creare: la visualizzazione accurata dei colori sul monitor consente infatti di effettuare decisioni più consapevoli ed efficaci sul colore durante la progettazione.
La calibrazione di un monitor prevede la regolazione delle seguenti impostazioni video: luminosità e contrasto, gamma fosfori e punto bianco. Per incorporare un profilo colore in un documento creato in Illustrator, InDesign o Photoshop, dovete salvare o esportare il documento in un formato che supporti i profili ICC.
Profili periferica di output descrivono lo spazio cromatico dei dispositivi di output, quali stampanti desktop e macchine da stampa. Il sistema di gestione del colore utilizza questi profili per eseguire correttamente la mappatura dei colori di un documento sui colori disponibili nella gamma dello spazio cromatico di un dispositivo di output. Il profilo di output deve inoltre tenere conto di specifiche condizioni di stampa, quali il tipo di carta e di inchiostro.

Tonalità, luminosità e saturazione.

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Quando cerchiamo di descrivere un colore percepito, ricorriamo a tre parametri fondamentali: tonalità, luminosità e saturazione.
1. Tonalità (Hue): aggiungendo a un colore quantità di bianco via via crescenti si ottengono tonalità sempre più chiare, al contrario, aggiungendo del nero si ottengono tonalità più scure. Si genera così una scala tonale. Per tonalità di un colore si intende una delle sue gradazioni. Aggiungendo invece al primo colore quantità crescenti di un secondo colore si ottiene una scala cromatica, cioè una gamma di gradazioni che dal primo colore si avvicina sempre più al secondo. La tonalità viene misurata in gradi;
2. luminosità (Brightness): è la capacità di un colore di riflettere la luce. Non tutti i colori hanno la stessa luminosità, se per esempio stendiamo una medesima quantità di colori puri (giallo, rosso e blu), ci accorgiamo che il primo è il più luminoso del secondo e del terzo;
3. saturazione (Saturation): un colore si definisce puro o saturo quando non è mescolato con altri colori. Quando un colore non è puro, diciamo che ha un grado di saturazione maggiore o minore a seconda di quanto si avvicina al colore puro. E’ possibile creare forti contrasti crematici attraverso l’uso appropriato dei colori saturi.

Funzione comunicativa del colore.

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Ogni colore trasmette sensazioni ed emozioni che richiamano le nostre esperienze. I colori influenzano, al di là della nostra volontà, gli stati d’animo. Molti dei valori espressivi che un colore suscita in un individuo sono percepiti da tutti e assumono così un valore simbolico.
ll giallo è il colore della luce e del sole e si abbina alla forma base del cerchio. Da sempre il sole è stato venerato com una divinità: il giallo è il colore spirituale per esperienza e lo è ancora di più se impreziosito e reso luminoso dall’oro. Il rosso invece ci riconduce al fuoco. Il rosso ci dà calore, è il colore delle emozioni e della passione, ma anche del fuoco e del sangue.
Può essere abbinato al quadrato. L’azzurro invece è il colore del mare e del cielo, trasmette freschezza, tranquillità e serenità. Può essere abbinato al triangolo e in tal senso rappresentare il desiderio dell’uomo di aspirare a ideali di perfezione.
Più genericamente i colori caldi danno un senso di peso, opacità, corporeità e vicinanza. Viceversa i colori freddi ricordano leggerezza trasparenza, lontananza ed incorporeità.
Secondo Max Luscher, la preferenza o l’avversione per alcuni colori possono rivelare tratti della personalità. (Ad esempio, nell’analisi di Luscher, chi ama il blu scuro è profondo e sensibile, chi ama il rosso arancio ha desideri di conquista, urgenza di vittoria, vitalità, è competitivo e attivo...)
I colori assumono anche significati culturali: il nero per gli occidentali può essere sia funebre che elegante, il bianco è usato da noi per le spose, mentre per i giapponesi è associato alla morte. Un prodotto mette in gioco il suo futuro commerciale anche attraverso il suo colore, dato che talune merci dipendono dalla sensazione che viene associata al colore.
Il colore diviene la sua bandiera se il prodotto è vincente (es. il rosso Coca-Cola).

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