SERIGRAFIA

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Il termine “serigrafia” deriva dal latino “seri” (seta) e dal greco “grafein” (scrivere o disegnare), perchè i primi tessuti utilizzati erano di seta. La stampa serigrafica è una tecnica di stampa su qualsiasi supporto o superficie mediante l’uso di un tessuto (tessuto di stampa), facendo depositare dell’inchiostro su un supporto attraverso le aree libere del tessuto.

IL PROCEDIMENTO SERIGRAFICO IN SINTESI

Nella serigrafia la matrice stampante è costituita da un telaio sul quale viene montato, ben teso, un tessuto di seta o di nylon. Il tessuto viene trattato in modo che la trama sia chiusa nelle parti non stampanti e permetta all’inchiostro, spremuto, di passare attraverso le maglie nelle parti libere per depositarsi sul supporto. Per fare questo, si utilizza una pellicola che riproduce in positivo il soggetto da stampare. La pellicola è posta sopra il telaio, la cui superficie è stata coperta da una sostanza fotosensibile; quest’ultima, con l’esposizione ad una forte fonte di luce, si indurisce nelle parti lasciate scoperte dalla pellicola, chiudendo così la trama del tessuto. Dove non è passata la luce la sostanza fotosensibile rimane allo stato naturale e viene tolta con un forte getto d’acqua, lasciando così scoperte le parti in cui dovrà passare l’inchiostro. La qualità del tessuto e la finezza della sua trama determinano la quantità di inchiostro destinata a filtrare. L’inchiostro si deposita sul supporto nella forma determinata dal disegno sul telaio. Nel caso di stampa a più colori, occorre preparare tanti telai quanti sono i colori da stampare, naturalmente a registro tra di loro. La stampa può essere eseguita manualmente, appoggiando il telaio sul supporto da stampare (carta, legno, vetro, metallo o qualsiasi altro materiale, disposto anche in verticale, come una parete) e inchiostrando come sopra indicato. Esistono diversi tipi di macchine, che arrivano fino a un formato di 100x140 cm e che adottano diverse soluzioni per realizzare i vari movimenti. Esse hanno tuttavia in comune tre elementi: il piano di stampa (fisso o mobile) con i dispositivi per il registro, l’incastellatura porta telaio e il dispositivo di pressione e di stampa. La stampa serigrafica è particolarmente economica per le basse tirature perché costi fissi (impianti, avviamento, ecc.) sono estremamente contenuti.Si possono riprodurre anche originali a retino, purché esso sia molto largo; per questo tipo di illustrazioni, i risultati sono qualitativamente meno apprezzabili rispetto ad altri sistemi di stampa, anche se graficamente possono, in casi particolari, risultare interessanti.

GLI AMBITI DI UTILIZZO DELLA SERIGRAFIA

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Nella serigrafia la matrice stampante è costituita da un telaio sul quale viene montato, ben teso, un tessuto di seta o di nylon. Il tessuto viene trattato in modo che la trama sia chiusa nelle parti non stampanti e permetta all’inchiostro, spremuto, di passare attraverso le maglie nelle parti libere per depositarsi sul supporto. Per fare questo, si utilizza una pellicola che riproduce in positivo il soggetto da stampare. La pellicola è posta sopra il telaio, la cui superficie è stata coperta da una sostanza fotosensibile; quest’ultima, con l’esposizione ad una forte fonte di luce, si indurisce nelle parti lasciate scoperte dalla pellicola, chiudendo così la trama del tessuto. Dove non è passata la luce la sostanza fotosensibile rimane allo stato naturale e viene tolta con un forte getto d’acqua, lasciando così scoperte le parti in cui dovrà passare l’inchiostro. La qualità del tessuto e la finezza della sua trama determinano la quantità di inchiostro destinata a filtrare. L’inchiostro si deposita sul supporto nella forma determinata dal disegno sul telaio. Nel caso di stampa a più colori, occorre preparare tanti telai quanti sono i colori da stampare, naturalmente a registro tra di loro. La stampa può essere eseguita manualmente, appoggiando il telaio sul supporto da stampare (carta, legno, vetro, metallo o qualsiasi altro materiale, disposto anche in verticale, come una parete) e inchiostrando come sopra indicato. Esistono diversi tipi di macchine, che arrivano fino a un formato di 100x140 cm e che adottano diverse soluzioni per realizzare i vari movimenti. Esse hanno tuttavia in comune tre elementi: il piano di stampa (fisso o mobile) con i dispositivi per il registro, l’incastellatura porta telaio e il dispositivo di pressione e di stampa. La stampa serigrafica è particolarmente economica per le basse tirature perché costi fissi (impianti, avviamento, ecc.) sono estremamente contenuti.Si possono riprodurre anche originali a retino, purché esso sia molto largo; per questo tipo di illustrazioni, i risultati sono qualitativamente meno apprezzabili rispetto ad altri sistemi di stampa, anche se graficamente possono, in casi particolari, risultare interessanti.

STORIA DELLA SERIGRAFIA

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Esistono testimonianze che indicano che i Fenici la utilizzassero e addirittura esiste chi li considera i soli veri inventori di questa tecnica, sembra anche che sia gli egiziani che i greci utilizzassero dei procedimenti prima del 2500 A.C.

LE TECNICHE DI STAMPA SU TESSUTO


Le matrici per colorazione di tessuti dell’Estremo Oriente possono essere definite come i precursori della moderna serigrafia. Queste tecniche, che già nel periodo Thang (618- 906) avevano raggiunto con l’artigianato cinese un grado elevato di perfezione, consistevano nell’impiego di matrici costituite da un reticolo di fili di seta o di capelli sul fissati a delle cornici di legno. quale erano applicate sagome di carta. Esisteva poi la tecnica di Rokechi e di Kyotechi, simile al procedimento Batik, con la quale i tessuti venivano tinti a riserva con cera, mediante uno stenditore, tutte tecniche che si riferivano alla tintura di tessuti. La stampa con matrici era usata come stampa a riserva e si operava con forme ritagliate in carta, dotate di listelli e sostegni e poste su reticoli di crini, mantenute fra due strati di carta. Il concetto fondamentale, che ha una certa affinità con la moderna serigrafia, è quello di una sagomatura molto raffinata. Sulla stoffa da colorare veniva applicata, mediante una racla e attraverso la matrice, una pasta di colla di farina, impregnata con sostanze chimiche, le forme previste venivano così riportate sul tessuto, senza il trasferimento della colla di farina. Si tingeva poi a bagno il tessuto e, dopo questa tintura e l’essiccazione, la riserva veniva eliminata, rimaneva così il disegno trasferito in positivo in colore azzurro o rosso. Esistono esemplari, con disegni in positivo o in negativo, realizzati per la decorazione di chimono femminili. L’altezza della stoffa era di circa 50 cm e i punti di registro, per il riporto, erano contenuti nella sagoma di carta. Queste sagome di carta sono state in seguito sostituite da tessuti di seta più fini che, non soltanto hanno reso possibile la stampa serigrafica come stampa a riserva a colori, ma hanno anche reso possibile la stampa diretta. Con i termini Kyotechi o Itajime s’intendeva nell’antica Cina una stampa a modello, eseguita con stampi di legno. Questa tecnica era simile alla stampa silografica che oggi è quasi dimenticata ed esiste solo, in alcune tipografie della Germania Meridionale, come tecnica artigianale. La tecnica si sviluppò ulteriormente in Giappone, dove si iniziarono ad usare dei telai in seta e applicando lacche sulla matrice. Più tardi la tecnica fu in seguito esportata in Francia.

LA NASCITA DEL PROCESSO SERIGRAFICO MODERNO


Il processo serigrafico moderno venne invece ideato nei primi anni del Novecento, in Inghilterra nel 1907 a Manchester da Samuel Simon mascherando un tessuto di seta steso su telaio Un ulteriore sviluppo tecnologico della serigrafia fu sviluppato nel 1914 dall’idea di John Pilsworth a San Francisco, California,che usò la tecnica serigrafica per comporre stampe multicolore all’incirca nello stesso modo in cui sarebbero state fatte oggi. Durante la Prima Guerra Mondiale, la tecnica divenne molto popolare, dato che venne utilizzata come processo industriale per stampare bandiere e stemmi. La costruzione della prima macchina serigrafica automatica si deve invece all’americano E.A. Owens (1921). Nel 1938 venne pubblicato in America il primo manuale di serigrafia: “The Technique of Silk-Screen Process” di Anthony Velonis della Federal Art Projects, con una prefazione di Richard Floethe. Nel 1936, sedici artisti americani si associarono per sperimentare questa tecnica, questo gruppo fonda la National Serigraphy Society che tenne corsi e che elabora un programma di esposizioni. Nel 1950 vennero presentate in Europa mostre itineranti di stampe serigrafiche. Solo dopo il 1950 in Germania si desta un certo interesse, per la serigrafia per le sue applicazioni commerciali ed industriali. Dalle tecniche di intaglio su tessuti a maglie relativamente grossolane, si passa ben presto ad operare con matrici esposte su fini tessuti di perlon che oggi possono presentare una finezza che arriva fino a 20.000 maglie per cm2.
I tessuti in nylon possono anche offrire finezze di oltre 30.000 maglie/cm2. Con i nuovi materiali e con avanzate conoscenze di fotochimica, si sono aperte ora nuove molteplici possibilità di esecuzione e di applicazione di concezione piuttosto antica. In ambito artistico, la serigrafia ha avuto larga diffusione nel Novecento, in particolare tra gli artisti della Pop Art statunitense. Tra i massimi interpreti figura Andy Warhol, che utilizzò questa tecnica a partire dal 1962 per riprodurre le immagini più diffuse della civiltà dei consumi americana.

IL PROCEDIMENTO DI STAMPA SERIGRAFICA

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Il procedimento di stampa della serigrafia è un procedimento permeografico e viene così denominato in quanto utilizza forme di stampa costituite da tessuti a maglie fitte, lasciate permeabili all’inchiostro nelle zone corrispondenti ai grafismi e rese impermeabili nei contrografismi. Nel 1936, sedici artisti americani si associarono per sperimentare questa tecnica, questo gruppo fonda la National Serigraphy Society che tenne corsi e che elabora un programma di esposizioni. Nel 1950 vennero presentate in Europa mostre itineranti di stampe serigrafiche. Solo dopo il 1950 in Germania si desta un certo interesse, per la serigrafia per le sue applicazioni commerciali ed industriali. Dalle tecniche di intaglio su tessuti a maglie relativamente grossolane, si passa ben presto ad operare con matrici esposte su fini tessuti di perlon che oggi possono presentare una finezza che arriva fino a 20.000 maglie per cm2. I tessuti in nylon possono anche offrire finezze di oltre 30.000 maglie/cm2. Con i nuovi materiali e con avanzate conoscenze di fotochimica, si sono aperte ora nuove molteplici possibilità di esecuzione e di applicazione di concezione piuttosto antica. In ambito artistico, la serigrafia ha avuto larga diffusione nel Novecento, in particolare tra gli artisti della Pop Art statunitense. Tra i massimi interpreti figura Andy Warhol, che utilizzò questa tecnica a partire dal 1962 per riprodurre le immagini più diffuse della civiltà dei consumi americana.

PROCEDIMENTO DI STAMPA SERIGRAFICA


Il procedimento di stampa della serigrafia è un procedimento permeografico e viene così denominato in quanto utilizza forme di stampa costituite da tessuti a maglie fitte, lasciate permeabili all’inchiostro nelle zone corrispondenti ai grafismi e rese impermeabili nei contrografismi. La stampa viene ottenuta forzando con una racla di gomma l”inchiostro ad attraversare le maglie aperte, in modo da depositarlo sul sottostante supporto. La serigrafia ha un vastissimo campo di applicazione e un considerevole tasso di crescita. La serigrafia è un processo di stampa che trova significative applicazioni sia in campo industriale che artigianale e artistico, per la sua adattabilità a utilizzare sia tecniche manuali che automatiche, e ciò sia nella fase di formatura che in quella di stampa.
Vantaggi:
• Nella serigrafia la stampa avviene non dalla forma di stampa ma attraverso ad essa.
• La sola pressione necessaria è quella richiesta per far sì che l’inchiostro attraversi le maglie del tessuto, per cui è possibile stampare anche su materiali fragili o facilmente deformabili; la forma di stampa, cioè il telaio, funge anche da calamaio dell’inchiostro, perché l’inchiostrazione non prece- de la stampa, ma è contemporanea alla stampa.
• La versatilità, in quanto si presta sia alle tirature molto basse e ai formati grandissimi (con formatura e stampa manuale), sia alle tirature elevate, con impianti altamente automatizzati.
• La possibilità di stampare su qualsiasi tipo di supporto, anche su quelli fragili e assolutamente non assorbenti, come il vetro.
• La possibilità di stampare su supporti e oggetti comunque sagomati: piani, cilindrici, ovali, ecc.;
• La possibilità di trasferire sul supporto spessori molto elevati di inchiostro, ottenendo pellicole molto coprenti, resistenti all’abrasione e alla luce.

IL TESSUTO SERIGRAFICO

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Il “portatore d’immagine» nella forma serigrafica è un tessuto a maglie fitte. La scelta del tipo di tessuto ha un’importanza determinante ai fini del risultato di stampa. Originariamente si usavano tessuti di seta naturale (da ciò è derivato il nome di serigrafia = stampa con la seta), le cui maglie a fili ritorti, e perciò detti multifilamento, presentavano irregolarità di spessore e conseguentemente strut- tura superficiale ruvida; inoltre i filamenti potevano gonfiarsi e distaccarsi durante la stampa, per penetrazione dell’inchiostro negli intrecci, con conseguente difficoltà nella pulitura del tessuto. I moderni tessuti sono di fibre sintetiche, monofilamento e quindi con struttura superficiale liscia; ciò dà la formazione di maglie regolari, cosa indispensabile per una permeabilità uni- forme dell’inchiostro e per la pulitura dei telai dopo la stampa. Le fibre più usate sono il nylon e il poliestere; in alcuni casi particolari vengono usati pure filamenti metallici (bronzo fosforoso o acciaio inossidabile). Ai fini della stampa è importante sia lo spessore del filo che il numero di fili al centimetro lineare (quest’ultimo è detto finezza). La “finezza” condiziona la qualità dei bordi dei grafismi e lo spessore del filo determina lo spessore del film dell’ inchiostro stampato. A spessori maggiori di apertura del filo corrisponde una minor apertura delle maglie. Dal primo fattore dipende essenzialmente lo spessore del film d’inchiostro che verrà stampato; dal secondo dipende il dettaglio e la qualità dei bordi dei grafismi; da entrambi dipende l’apertura delle maglie, che deve consentire un agevole passaggio dell’inchiostro. La finezza può variare da 15 a 200 fili al centimetro. Per la stampa di retinati e di tratti fini si usa normalmente una finezza di circa 150.

LA FORMA DI STAMPA


La prima fase nella preparazione della forma è la messa in tensione e il fissaggio del tessuto al telaio di legno o di alluminio.
Il grado di tensione richiesto dipende dalla natura del tessuto e dalla finezza; per la messa in tensione possono essere usate sia attrezzature a funzionamento meccanico che idraulico. Tensioni errate possono provocare difetti di stampa: una sotto-tensione provoca perdita di registro, logorio precoce della forma, stampa sbavata, ecc.; una sovra-tensione può provocare distorsione del telaio, lacerazione del tessuto, ecc.
Il fissaggio al telaio può essere ottenuto con colle adatte o con graffette metalliche e nastro adesivo.
L’intero processo di produzione del telaio di stampa può essere svolto anche con sistemi di incisione diretta del telaio, definiti CTS (Computer To Screen) che hanno il vantaggio di essere processi digitali ripetibili e che non richiedono l’utilizzo di pellicole. La tecnica serigrafica è sempre possibile su ogni supporto ed è particolarmente utile e richiesta per dare sicure e intense tonalità di colore speciale. Solo in serigrafia si possono ottenere innumerevoli effetti speciali come riconfianti, effetti in rilievo, glitter, metallizzati, iridescenti, fosforescenti, abrasivi, lucidi, opachi, termocromici che impreziosiscono notevolmente lo stampato.

LA FORMATURA


La formatura in senso stretto, ossia l’impermeabilizzazione dei contrografismi, può essere ottenuta con diverse tecniche: manualmente, con fotoformatura diretta o indiretta. La serigrafia è l’unico procedimento grafico nel quale la formatura manuale, oltre che nel campo artistico, trova ancora applicazione anche nel settore industriale. I telai eseguiti manualmente rappresentano circa il 15% della produzione totale.Si usa un apposito tipo di materiale spellicolabile, formato da un supporto di poliestere, sopra il quale è stesa una gelatina trasparente colorata. Posizionato questo film sopra al disegno da riprodurre, si intaglia lo strato di gelatina, staccandolo e asportandolo in corrispondenza dei grafismi. Terminata questa operazione, si posiziona il film sulla parte inferiore del tessuto, si inumidisce e si mette sotto pressione, in modo che la gelatina si fissi al tessuto; poi si stacca e si asporta il supporto di poliestere. In questa maniera i contrografismi restano sigil- lati dallo strato di gelatina colorata. Ritoccati con un’apposita vernice sigillante i margini laterali e tutte le altre zone che non devono stampare, la forma di stampa è pronta per la tiratura. Questa tecnica di formatura è ideale - perché rapida ed economica - quando si devono realizzare cartelloni pubblicitari stradali, insegne, ecc.; ossia telai di grande formato con soggetti a tinte piatte, scritte in corpo grande, disegni al tratto con linee spesse e simili.

FOTO-FORMATURA DIRETTA


E’ il metodo di formatura più comune. Il telaio viene sensibilizzato applicando più strati di resina diazoica fotosensibile su entrambi i lati del tessuto. Siccome l’essiccazione dello strato fotosensibile provoca la contrazione del prodotto entro le aperture delle maglie, con conseguente formazione di piccole cavità superficiali, si applicano diverse mani di prodotto, fin quando cioè le superfici non sono perfettamente lisce. Si sovrappone il montaggio con i dispositivi al tratto o retinati, si ottiene un perfetto contatto e si espone a una lampada metallo-alogena. Il successivo sviluppo, asportando lo strato fotosensibile rimasto solubile in corrispondenza dei grafismi, libera le maglie rendendo permeabili queste zone, attraverso le quali l’inchiostro fluirà sul supporto di stampa; al contrario le maglie corrispondenti ai contrografismi rimarranno sigillate. Il fatto che il materiale fotosensibile venga steso direttamente sul tessuto e quindi penetri bene dentro le maglie, assicura un ottimo ancoramento e di conseguenza un’ottima resistenza all’abrasione, permettendo tirature fino a 200.000 copie.

FOTO-FORMATURA INDIRETTA


Il metodo indiretto usa un film fotosensibile costituito da un supporto in poliestere sul quale è steso uno strato di resina diazo Si effettua l’esposizione a perfetto contatto con il montaggio dei dispositivi, poi si procede allo sviluppo. La miglior qualità ottenibile con questo sistema de- riva soprattutto dal fatto che lo sviluppo non tende a seguire la trama delle maglie del tessuto, come avviene nel metodo diretto. Successivamente si applica il film con le zone corrispondenti ai contrografismi che sono rimaste sul supporto sulla parte inferiore del tessuto; la forma viene appoggiata su un cartoncino e caricata di un certo peso, affinché lo strato fotosensibile e il tessuto si fissino il meglio possibile. L’umidità in eccesso viene assorbita attraverso il tessuto mediante carta assorbente.
Quando la forma è perfettamente asciutta, si stacca il film di supporto, si ritocca con vernice in corrispondenza dei margini laterali ed è pronta per la stampa. Le forme ottenute con il metodo indiretto hanno lo svantaggio di avere una resistenza alla tiratura minore di quelle ottenute con il metodo diretto, perché in esse il sottile strato di materiale fotosensibile applicato sul tessuto ha un ancoraggio meno resistente; in compenso però danno riproduzioni più perfette, con i bordi dei grafismi più precisi e regolari; questo sia per il modo come avviene lo sviluppo e sia perché hanno i contrografismi completamente sul lato inferiore del tessuto e quindi a diretto contatto con il supporto di stampa. Questo metodo di formatura viene quindi usato quando si vogliono ottenere bordi dei grafismi perfetti, come, per esempio, nella stampa dei fogli di caratteri trasferibili.

LA STAMPA

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Nella fase di stampa l’inchiostro viene forzato a passare attraverso i grafismi rimasti aperti e a depositarsi sul supporto; la leggera pressione necessaria al trasferimento è ottenuta per mezzo di una racla di gomma, inclinata e strisciante sul tessuto. Tra il tessuto teso e il supporto esiste una piccola distanza, detta stacco, che può variare da 0,5 a 5 mm circa, a seconda del formato, del tipo di supporto e della velocità. di stampa. Nell’istante della stampa la distanza viene colmata dalla racla lungo la linea di pressione; la tensione del tessuto provvede a operare il distacco immediato del tessuto dal supporto non appena cessata la pressione della racla. Questo metodo dà una stampa senza sbavatura ai bordi dei grafismi.

GLI INCHIOSTRI

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In serigrafia è possibile scegliere tra due tipi di inchiostro, a seconda del risultato che si vuole ottenere: inchiostri ad alto spessore e inchiostri a strato sottile. L’essiccazione avviene in entrambi i casi per evaporazione del solvente e può venire accelerata facendo passare gli stampati in un tunnel ad aria calda. L’essiccazione per evaporazione consente di formulare inchiostri estremamente versatili, in quanto possono contenere resine e solventi capaci di ancorarsi su tutti i tipi di materiali, anche i più difficili, come i laminati metallici e il vetro. Una delle caratteristiche specifiche del procedimento serigrafico è la possibilità di stampare spessori elevati di inchiostro, che possono arrivare fino a circa 50 micron, cioè 50 volte lo spessore ottenuto in offset. Per alcune applicazioni la serigrafia è preferita proprio per questa sua possibilità.
In questo caso si scelgono inchiostri ad alto spessore, che però hanno tempi di essiccazione molto lunghi e danno grafismi con i bordi più irregolari. Se invece che lo spessore e la coprenza dello strato di inchiostro si vuole la qualità dei grafismi (come quando, per esempio, si stampano quadricromie), si usano inchiostri a pellicola ultrasottile, che danno spessori di circa 4-5 micron. In ogni caso ricordiamo che ciò che determina lo spessore del film d’inchiostro stampato non è tanto l’inchiostro in sé stesso, ma lo spessore del filo del tessuto. È ovvio quindi che ci dovrà essere una concordanza tra i due elementi.

LE MACCHINE DI STAMPA


A seconda di come è stato progettato e realizzato, uno strumento può essere diviso in due categorie:
1) Strumenti dotati di sistemi di regolazione: Gli strumenti appartenenti a questa categoria sono stati progettati per avere dei sistemi (hardware o software) che possano modificare la lettura della grandezza che sono destinati a misurare. Esempio: una bilancia può disporre di viti di registrazione dell’indice per regolare il medesimo sullo “0” della scala in assenza di carichi.
2) Strumenti non dotati di sistemi di regolazione: Gli strumenti appartenenti a questa categoria, non sono stati progettati per avere dei sistemi che possano modificare la lettura della grandezza che sono destinati a misurare. La calibrazione può avvenire solo tramite modifiche strutturali allo strumento. Risulta evidente che quest’operazione è pratica solo per i costruttori stessi, mentre può essere molto difficoltosa per altri soggetti.

LA STAMPA MANUALE


I dispositivi per la stampa manuale sono abbastanza comuni in serigrafia; sono costituiti fondamentalmente: da un piano aspirante sul quale poggiare manualmente a registro il supporto, da un dispositivo incernierato sul quale fissare il telaio e dalla racla in gomma per eseguire la stampa. Le macchine da stampa sono essenzialmente di tre tipi: macchine piane, macchine pianocilindriche e macchine rotative.

LE MACCHINE MANUALI PIANE


Le macchine manuali piane sono generalmente costituite da un piano di legno o alluminio, con possibilità di regolare il registro agendo su manopole micrometriche che spostano il piano da stampa e con morsetti che fissano il quadro da stampa. Con queste attrezzature si possono stampare materiali piani e oggetti fino ad uno spessore massimo di 100-150 mm ca. Sono macchine generalmente utilizzabili per stampare un limitato numero di copie. Il telaio è piano, come pure il supporto di stampa che poggia su un piano aspirante. Ad ogni ciclo di stampa il telaio si solleva e si abbassa, per permettere il posizionamento e l’estrazione del supporto, mentre la racla, con movimento di va e vieni, provoca la spremitura dell’inchiostro. Le macchine semiautomatiche si utilizzano per la stampa serigrafica in piano, l’operatore inserisce manualmente il pezzo da stampare, esegue la fase di stampa e toglie il pezzo stampato. Il loro funzionamento è elettrico o 39 elettropneumatico. L’apertura è di solito a libro. La velocità di stampa può variare in relazione al supporto, al soggetto, all’inchiostro e formato da stampare e può essere di 300–500 pezzi/ ora ca.

LE MACCHINE TREQUARTI


Le macchine trequarti automatiche si utilizzano per la stampa serigrafica piana, l’operatore inserisce manualmente il pezzo da stampare, esegue la fase di stampa ed il pezzo stampato è scaricato automaticamente dalla macchina tramite delle pinze o ventose che prendono il pezzo e lo lasciano cadere su un nastro trasportatore. Il funzionamento è elettrico o elettropneumatico. L’apertura può essere a libro ma di solito è parallela al piano di stampa.

MACCHINE AUTOMATICHE PLANOCILINDRICHE


Nelle macchine automatiche a cilindro (il tela- io è cilindrico e la sua inchiostrazione avviene dall’interno), si utilizzano per la stampa serigrafica di supporti piani, il carico avviene in modo automatico mediante mettifoglio con ventose, la fase di stampa e di scarico sono anch’esse automatiche. L’unità di stampa è formata dal cilindro di pressione, dal carrello per il movimento alternato del telaio, dalla racla che si solleva e si abbassa. Il supporto viene agganciato dalle pinze del cilindro di pressione e tenuto aderente alla superficie mediante aspirazione; la rotazione del cilindro e lo spostamento del telaio sono sincronizzati; il supporto viene a trovarsi tra i due, mentre la racla, abbassandosi, provoca la stampa. Durante la seconda parte del ciclo la racla si solleva, il carrello con il telaio ritorna indietro, il cilindro completa il giro liberando il foglio stampato.

MACCHINA SERIGRAFICA CILINDRICA


Adatta alla stampa di superfici tonde di vari supporti: carta, legno, plastica metallo, vetro, ceramica.

MACCHINE ROTATIVE


Sia l’oggetto da stampare che il telaio sono di forma cilindrica; il tessuto è senza giunte. Oppure, se il supporto di stampa è piano, un cilindro funge da contropressore. In ogni caso il cilindro è chiuso alle estremità e ruota su due perni. All’interno del telaio è collocata la racla, che può essere in gomma, oppure può essere costituita da una barra cilindrica di ferro dolce, poggiata sulla parte inferiore del telaio; in quest’ultimo caso la pressione della racla è provocata e regolata con magneti collocati sotto il piano-stampa. L’inchiostro viene pompato all’interno del telaio da una estremità del cilindro e mantenuto a livello e viscosità costanti. La caratteristica più importante delle macchine rotative, a parte la velocità di stampa, è la possibilità di dare stampe continue, senza giunte, particolarmente adatte per la stampa di tessuti, carte da parati e simili. In questo caso l’ oggetto da stampare è in piano, quindi è necessario un pressore cilindrico. Nel caso in cui l’ oggetto da stampare sia cilindrico, allora è l’ oggetto stesso che funge da pressore.

MACCHINE MULTICOLORE


Le macchine multicolori vengono utilizzare per la stampa a più colori (2, 3 4 o 5 colori) e secondo le esigenze si possono formare delle linee di stampa utilizzando delle macchine automatiche piane o a cilindro intervallate l’una dall’altra, con forni UV o convenzionali per l’essiccamento dell’inchiostro. Queste linee sono sofisticate, complesse e costose.

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