Stampa tampografica

La stampa a tampone viene spesso paragonata alla serigrafia, alla stampa a caldo e frequentemente anche alla stampa offset. Ma per quanto i risultati di tali tecniche possano apparire simili tra loro, essa costituisce un processo fondamentalmente diverso da tutti gli altri. Mediante uno sfruttamento intelligente dell’evaporazione del solvente, la stampa a tampone consente di trasferire un’immagine da un cliché inciso all’oggetto da stampare, attraverso un tampone di silicone.

alt

Il procedimento tampografico

La stampa tampografica o stampa a tampone è un processo indiretto che utilizza una forma incavografica piana e un inchiostro fluido, analogo a quello usato in rotocalco. Il tampone della stampa tampografica può avere dimensioni e forme diverse, per adattarsi all’oggetto da stampare. L’inchiostrazione dei grafismi e la pulitura dei contrografismi vengono effettuate mediante una racla e una controracla. Un elemento in gomma morbida preformato, a forma di tampone, trasferisce l’inchiostro dalla forma al supporto. E proprio il tampone l’aspetto più caratteristico di questo processo di stampa; esso infatti, essendo morbido e potendo assumere forme diverse, rende possibile la stampa su supporti sagomati, difficilmente stampabili con altri processi; come, per esempio, tasti a sagoma incavata, manopole graduate, manici di cacciaviti e simili, interno di portacenere, piattini, tazze, bottigliette, ecc. Il processo è un concorrente della stampa serigrafica.
Il ciclo di stampa è il seguente: 1) Inchiostrazione in pieno della forma incavografica mediante una racla; 2) Pulitura dei contrografismi con una controracla;
3) Inchiostrazione del tampone che preleva l’inchiostro dalla forma inchiostrata;
4) Stampa dell’oggetto, collocato su un adatto portaoggetti.
Le operazioni di inchiostrazione del tampone, tra- sporto, stampa dell’oggetto e ritorno, si svolgono su di un ciclo quadro, in cui solo le corse verticali possono essere variate singolarmente per adattare la lavorazione alla forma del pezzo da stampare. La forma di stampa, che è contenuta in una vaschetta porta inchiostro, può essere di fotopolimero o di rame per piccole tirature, oppure di acciaio temprato o di rame cromato per lunghe tirature. Per la stampa a più colori vi sono macchine a teste plurime, che stampano i vari colori in successione, mentre il pezzo scorre davanti alle teste stesse. L’introduzione e il prelevamento dei pezzi può essere manuale o automatizzata.

alt

Le origini della tampografia

Ma quali sono le origini di questo procedimento? L’ipotesi più accreditata sostiene che la nascita della tampografia sia dovuta all’esigenza di alcuni orologiai svizzeri, che nel secolo scorso ricercavano un metodo di stampa che consentisse di stampare con elevata precisione i quadranti degli orologi. Il metodo di stampa a tampone fu inizialmente limitato all’Europa, fino ai primi anni settanta, periodo in cui alcuni costruttori cominciarono ad esportare in tutto il mondo i loro prodotti. Per tutto il decennio e metà di quello successivo la stampa a tampone dovette competere direttamente con le tecniche più tradizionali come la stampa a caldo e la serigrafia industriale. Ma non appena i vantaggi cominciarono a rendersi evidenti, la tampografia si estese sempre di più: da tecnica per specifiche applicazioni, fino ad arrivare, oggi, a essere il sistema di stampa su oggetti più utilizzato.


I campi di applicazione

La tampografia è conosciuta per essere la tecnica per la stampa su superfici irregolari, non piane, concave o convesse, di varie forme, ma altrettanto bene stampa anche su superfici piane. Viene utilizzata dove è richiesta la stampa multicolore in un solo ciclo, dove è necessaria una rapidità di essicazione (su linee automatiche, vicino a presse ad iniezione) e dove è ricercata la più alta qualità di stampa, sopratutto su tratti sottili. Con queste premesse l’elenco delle potenziali applicazioni della stampa a tampone potrebbe essere infinito. Ogni giorno ciascuno di noi ha occasione di entrare in contatto, magari inconsapevolmente, con decine di articoli stampati con questa tecnica. Le foto qui sotto raffigurano solamente alcuni oggetti: sveglie, rasoi elettrici, spazzolini da denti, caffettiere, tazze da caffè, tostapane, manopole di forni, radio, televisori, telecomandi, telefoni, quadranti di orologi, tastiere di computer, monitor, floppy disk, penne, montature di occhiali, scarponi da sci, pannelli di lavatrici, cassetti di frigoriferi, flaconi per cosmetica, biberon e l’elenco potrebbe continuare.

alt

Il principio operativo

La teoria del metodo di stampa a tampone ha in realtà fatto suoi molti aspetti della serigrafia, della rotocalco, combinandoli peraltro in modo del tutto nuovo. Inizialmente esistevano lastre di rame su cui venivano incise immagini, con un metodo molto simile al processo della fotoincisione. Da allora sono cambiati i modi ed i materiali, ma il risultato finale è tuttora costituito da un cliché che contiene un’immagine incisa. La superficie del cliché viene inchiostrata e poi ripulita in modo simile a quello in cui, nel campo della serigrafia, si inchiostra e poi si racla un telaio. Ma nella stampa a tampone ciò non comporta l’immediato trasferimento dell’immagine. Essa prevede che un tampone venga premuto prima contro il cliché, in modo che l’immagine venga prelevata, e subito dopo trasferita sulla superficie dell’oggetto. Il procedimento può apparire simile a quello della stampa rotocalco, ma ne differisce in quanto nel nostro caso il tampone non costituisce la fonte dell’immagine, bensì il mezzo di trasferimento della stessa. Tutte le macchine per stampa a tampone si basano su due sistemi operativi fondamentali, comunemente chiamati “aperto” e “chiuso”. I disegni seguenti illustrano l’applicazione del sistema della stampa a tampone nei due casi, ed il suo funzionamento. I sistemi operativi della tampografia sono essenzialmente 2: il sistema aperto e il sistema chiuso.

alt

Sistema aperto

L’immagine che deve essere trasferita viene incisa su una lastra apposita, chiamata cliché. Una volta installato il cliché nella macchina da stampa, la sua superficie viene inchiostrata, poi raclata per far sì che l’inchiostro rimanga solo nell’area dell’immagine da riprodurre. Con l’evaporazione dei solventi dalla superficie inchiostrata, aumenta la capacità di adesione dell’inchiostro stesso al tampone di silicone. Il tampone viene posizionato direttamente sul cliché, premuto contro la sua superficie in modo che l’inchiostro vi aderisca, dopodiché viene rimosso sollevandolo. Grazie alle alterazioni fisiche subite durante l’inchiostrazione (e la raclatura) l’inchiostro tende a lasciare la zona inchiostrata per trasferirsi sul tampone. Una volta che il tampone è stato sollevato dal cliché, trascorre un breve lasso di tempo prima che l’inchiostro che vi è depositato venga trasferito sulla superficie finale. Durante questa fase esso subisce delle alterazioni fisiche dovute al solvente che, evaporando dallo strato esterno, ne aumenta la viscosità. Le alterazioni fisiche subite dallo strato di inchiostro durante il passaggio di stampa fanno sì che esso tenda a lasciare il tampone quando questo viene premuto sulla superficie per trasferirvi l’immagine. Benché durante questa fase il tampone si com- prima notevolmente, la sua forma è concepita in modo da far sì che esso rotoli sulla superficie finale invece di premervi contro piattamente. In effetti un tampone corretto non deve formare un angolo di 0° a contatto con la superficie finale, poiché provocherebbe una bolla d’aria tra il tampone e la superficie stessa, ed il rischio che l’immagine venga riprodotta in maniera incompleta. Una volta rimosso dalla superficie il tampone riprende la sua forma originale. Purché tutte le variabili presenti nelle cinque fasi siano tenute sotto controllo, esso dovrà essere pulito e pronto per il ciclo successivo.

Sistema chiuso

Questo principio differisce dal precedente poiché l’inchiostro non è direttamente esposto all’aria, bensì posto in un contenitore “ermetico”, chiamato “bicchiere”. L’inchiostrazione avviene mentre la vaschetta è posizionata al di sopra della zona incisa. Il bordo affilato del bicchiere, chiamato “anello di raclatura” agisce nello stesso modo della racla del sistema precedente. Nel caso di alcuni sistemi la raclatura avviene quando la vaschetta scorre lungo la superficie del cliché, in altri il bicchiere è fisso ed è il cliché che si sposta al di sotto dell’anello di raclatura. I disegni sottostanti illustrano il sistema a bicchiere mobile. In entrambi i casi comunque è prevista la raclatura del cliché e l’inchiostrazione dell’incisione. Da quel punto in poi l’operazione è identica a quella che avviene con il sistema aperto.

Around you